Faccio parlare mondi che usano metriche diverse.
Perché una buona idea creativa e un buon risultato commerciale dovrebbero imparare l’uno dall’altro.
Aiuto aziende, brand e agenzie a rimettere nella stessa direzione marketing, prodotto, creatività e performance: per capire cosa funziona, scegliere le priorità e decidere dove intervenire.
Vengo dal marketing, ma negli anni mi sono trovato un po’ ovunque ci fosse qualcosa da costruire, sistemare o far crescere: prodotti, campagne, e-commerce, persone, budget, fornitori e soprattutto strategia.

Quando marketing, prodotto, creatività e performance procedono separatamente, anche le decisioni semplici diventano difficili.
Una campagna non rende come dovrebbe. Un prodotto è valido, ma fuori dall’azienda si capisce poco. Agenzie e persone interne lavorano allo stesso progetto, ciascuna con priorità e informazioni diverse.
Spesso ogni parte funziona bene da sola. È nel passaggio tra una parte e l’altra che si perdono tempo, budget e occasioni.
Il mio lavoro è ricostruire il quadro insieme a chi ci sta lavorando, così il team può scegliere priorità più chiare e prendere decisioni migliori.
Perché una buona idea creativa e un buon risultato commerciale dovrebbero imparare l’uno dall’altro.
Una campagna, un prodotto o una collaborazione contano quando incontrano clienti, numeri e vincoli reali.
Un dato preso da solo può raccontare quasi qualunque storia. Il contesto aiuta a capire quella giusta.
Parto da quello che c’è. Poi comincio a collegare.
Guardo il progetto, il prodotto, le campagne, i dati, il sito e il modo in cui lavorano le persone coinvolte. Faccio parecchie domande. Alcune sembrano stupide all’inizio, ma spesso sono quelle che fanno venire fuori le cose interessanti.
Rivediamo idea, messaggio, creatività, media e obiettivi per capire se tutto sta andando nella stessa direzione.
Lavoriamo su offerta, posizionamento e racconto per renderlo chiaro anche a chi non ci lavora da sei mesi.
Leggo risultati, funnel e contesto per capire cosa stiamo davvero imparando e dove intervenire.
Tengo insieme azienda, studio creativo, agenzia performance e persone interne intorno a priorità condivise.
Entro nel team per qualche mese, accompagno una fase di crescita o preparo il terreno per una figura interna.
Il progetto che spiega meglio perché oggi lavoro così.
Ho seguito il brand dalla nascita: prodotto, posizionamento, catalogo, campagne ed e-commerce. Quando abbiamo cominciato a crescere sono arrivati persone, produzione, logistica, fornitori e decisioni sempre più costose da sbagliare. Il mio lavoro è diventato tenere insieme tutto questo e capire ogni volta dove avesse senso intervenire.





Foto: Gianluca Gasperoni · Art direction: Marianna Calagna


Ho passato parecchio tempo a guardare dashboard, conti economici e risultati delle campagne. Mi è servito soprattutto per sviluppare un certo fastidio verso le conclusioni troppo veloci.
Quando ci sono già agenzie, creativi, freelance e persone interne, ma manca qualcuno con abbastanza visibilità per capire dove stiamo andando.
Entro nel progetto con continuità, seguo i partner, partecipo alle decisioni e guardo i risultati insieme al team.
Quando qualcosa mi interessa faccio fatica a guardarla da lontano. Voglio capire come funziona, provare a metterci mano e vedere che cosa può diventare.
Nel lavoro questo mi ha portato dal marketing al prodotto, dal prodotto alla logistica, dalle campagne ai numeri e poi di nuovo indietro. È così che ho imparato a muovermi tra competenze diverse senza perdere di vista il quadro.
Fuori dal lavoro la curiosità cambia semplicemente oggetto. Mi piace costruire cose, imparare strumenti nuovi e dare forma a idee che non hanno ancora un nome preciso. In questo periodo sto anche lavorando a un videogioco sui rospi. Ogni tanto faccio yoga: mi aiuta a rallentare, cosa che non mi viene del tutto naturale.

Può essere una campagna, un prodotto o un progetto molto più grosso.